R. Argnani, S. Sabbioni, M. Negrini, M.P. Grossi, M. Manservigi, M. Lufino, G. Rosati, R. Manservigi Dipartimento di Medicina Sperimentale e Diagnostica, Sezione di Microbiologia, Università degli Studi di Ferrara. Via Luigi Borsari 46, 44100 Ferrara La diagnosi di infezione da virus dell’Herpes simplex di tipo 1 (VHS-1) e di tipo 2 (VHS-2) viene generalmente effettuata mediante rilevazione di antigeni virali tipo-specifici o di DNA virale o, ancora, di anticorpi diretti contro VHS (6,7,9,26,30,39,41). Gli studi siero-epidemiologici dell’infezione da VHS sono stati ostacolati dalla difficoltà di individuare anticorpi specifici verso uno dei due sierotipi, specialmente in persone infettate da entrambi i virus (2,4,27). Il fatto che la maggior parte delle infezioni da VHS- 2 venga trasmessa in maniera asintomatica e che tale virus sia il principale responsabile delle patologie derivate dalle infezioni neonatali (14), determina la necessità di rilevare la presenza di anticorpi specifici per VHS-2, sia a scopo diagnostico che per limitare la diffusione dell’infezione (19,21). Diverse proteine di membrana di VHS-2 sono altamente immunogeniche e quindi in grado di indurre una forte risposta anticorpale nell’uomo (3). Nonostante ciò, la maggior parte di questi antigeni, contenendo epitopi sia intratipici che intertipici, determina la formazione di anticorpi in grado di cross-reagire con antigeni di VHS-1, rendendoli quindi inutilizzabili quali antigeni sito specifici. |