G. Solinas, M.D. Masia, I. Maida, P. Castiglia
Istituto di Igiene e Medicina Preventiva, Università degli Studi di Sassari Le strutture sanitarie rappresentano ambienti che per antonomasia dovrebbero essere “sicuri”, in quanto erogano prestazioni a soggetti che presentano problemi di salute. Viste nell’ottica occupazionale, queste strutture costituiscono, tuttavia, un ambiente ad elevato rischio per coloro che vi operano. L’attività svolta in tale contesto, infatti, per le caratteristiche legate all’ambiente, ai processi produttivi ed alle sostanze utilizzate, espone il personale sanitario a diversi tipi di rischio. Tra questi, i principali sono il rischio fisico (esposizione a radiazioni ionizzanti, videoterminali, rumore, microclima, ecc.), il rischio chimico (gas anestetici, sostanze allergizzanti, ecc), il rischio biologico da virus, batteri e miceti. In particolare, grande interesse è stato da sempre rivolto al rischio biologico, connesso con l’esposizione a microrganismi patogeni presenti nell’ambiente di lavoro a seguito del trattamento e della manipolazione di sostanze o materiali contaminati e del contatto con i pazienti (Occupational Safety and Health Administration, 1989; Occupational Safety and Health Administration, 1991). |