R.Romeo Dipartimento di Medicina Interna, Università degli Studi di Milano IRCCS, Ospedale Maggiore
La grande variazione nei livelli dei fattori carcinogenetici nell’ambiente, è la maggiore responsabile per le diverse incidenze di carcinoma epatocellulare (CE) osservate nel mondo (1, 2). In molte parti del mondo, includendo anche la maggior parte dei paesi europei, il ruolo del virus dell’epatite B (HBV) nel determinare l’insorgenza di carcinoma epatocellulare appare essere in forte declino, a fronte dei dati relativi al virus dell’epatite C (HCV) che mostrano una crescente importanza di questo agente eziologico, nella patogenesi della cirrosi epatica e del carcinoma epatocellulare (3, 4). La caratterizzazione del virus C ha costituito uno dei fatti più significativi per l’epatologia degli ultimi anni, dimostrandosi come l’agente responsabile di gran parte delle epatiti non-A, non-B e delle epatiti croniche criptogenetiche (5, 6). Il virus C è diffuso a livello mondiale. In Italia, la prevalenza concordemente stimata negli adulti al di sopra dei 26 anni di età è del 3%, mentre è sensibilmente inferiore nella popolazione più giovane. Accanto alle dimensioni epidemiologiche del problema epatite C, un aspetto importante ed inquietante è rappresentato dalla storia naturale dell’infezione. |