Editore Sirse Srl
via Corfù, 51 - Brescia
E-mail: info@sirse.com

www.sirse.net Rivista Quadrimestrale- Iscrizione Tribunale di
Brescia
n° 11/1995
ISSN 0394-9877
|
 |
| Aspetti epidemiologici |
Dal momento in cui Helicobacter pylori è stato isolato per la prima volta nel 1982 dalla mucosa gastrica di soggetti con gastrite (1), indagini clinico-epidemiologiche, istologiche e batteriologiche sono state condotte nel tentativo di determinare l’effettivo ruolo di questo microrganismo come agente causale di alcune patologie gastroduodenali. H. pylori è un microrganismo universalmente ubiquitario; la prevalenza dell’infezione varia da Paese a Paese raggiungendo anche il 90% nelle aree più sottosviluppate del globo. È ormai stabilito che il microrganismo è coinvolto nella patogenesi dell’ulcera peptica, duodenale e gastrica, del carcinoma e del linfoma gastrico (2,3). A fronte dell’elevata prevalenza dell’infezione nell’uomo, solo una piccola proporzione di persone infette sviluppa ulcera peptica. Non si può quindi escludere l’esistenza di differenti proprietà di virulenza nell’ambito di diversi ceppi di H. pylori, e tantomeno che fattori dell’ospite e fattori ambientali possano contribuire al diverso esito dell’infezione gastrica da parte di questo microrganismo (4-9). da campioni ambientali o da campioni di alimenti. Anche se non del tutto chiarita, la trasmissione del microrganismo sembra avvenire da persona a persona attraverso la via oro-orale e oro-fecale, ma molto recentemente l’attenzione si è anche concentrata sulla possibilità che acqua ed alimenti possano rappresentare importanti veicoli di trasmissione. |
|
| Istopatologia |
VENIAMO DA MOLTO LONTANO E..... ANDREMO MOLTO LONTANO” Questa frase presa a prestito, con il dovuto rispetto, dalla nostra storia politica più recente (Palmiro Togliatti, Congresso del partito comunista italiano, Salerno 1946) è estremamente significativa per sintetizzare il passato, il presente e il futuro del ruolo patologico dell’Helicobacter pylori (Hp). Già nel 1893, infatti, Bizzozero aveva identificato nello stomaco di mammiferi organismi spiraliformi e nel 1939 Doenges riportava la presenza di spirochete nello stomaco umano nel 43% di 224 casi autoptici; da allora è stato un susseguirsi di ricerche, fino a giungere ai lavori di Warren e Marshall del 1983, che per primi coltivarono il batterio e ne dimostrarono personalmente la stretta correlazione con la gastrite attiva; da queste esperienze si è giunti ai nostri giorni, in cui l’azione patogena dell’Hp è stata chiaramente dimostrata nella genesi della gastrite, dell’ulcera gastrica e duodenale, ma soprattutto è parso sempre più evidente un coinvolgimento del batterio nell’insorgenza di forme tumorali gastriche, quali il linfoma e il carcinoma. L’istopatologia ha il compito di fornire un valido mezzo per l’identificazione dell’Hp nelle sezioni tissutali in virtù della sua caratteristica morfologia, posizione, diffusa distribuzione e alta densità di popolazione. Il microrganismo appare curvo o a forma di S, generalmente numeroso, strettamente connesso alla superficie delle cellule epiteliali o nel muco sovrastante. |
|
| Helicobacter pylori e patologie gastroenteriche |
L’infezione da H. pylori è molto comune: nei paesi sviluppati la prevalenza di H. pylori nella popolazione generale varia dal 20 al 40% (1) ed aumenta notevolmente per decadi di età. Nei paesi in via di sviluppo la prevalenza raggiunge l’80%. (2) La dimensione del problema è tale che la corretta indicazione al trattamento assume una notevole rilevanza soprattutto di carattere socio-sanitario. L’H. pylori è sempre patogeno per l’ospite, in quanto causa una gastrite cronica attiva, anche se solo dal 10 al 20% degli individui infetti svilupperà una malattia clinicamente rilevante. Le complesse relazioni fra la virulenza del ceppo batterico, fattori legati alla risposta dell’ospite e fattori ambientali, condizionano la diversa risposta all’infezione da H. pylori sul piano clinico, conseguenza dell’entità dell’infiammazione indotta sulla mucosa gastrica e del grado di alterazione della secrezione acida. Anche se negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi per chiarire le complesse interrelazioni fra ospite ed infezione da H. pylori, dopo centinaia di studi clinici pubblicati a tale riguardo, è tuttora un dilemma insoluto la questione se sia opportuno trattare tutti i pazienti infetti da H. pylori, anche senza una evidente patologia da H. pylori correlata ed in assenza quindi di evidenti benefici clinici. |
|
| Diagnostica microbiologica e "Urea Breath Test |
Introduzione La diagnostica microbiologica di infezione da H. pylori viene effettuata “direttamente” mediante la ricerca del batterio su un campione di tessuto bioptico di mucosa gastrica, o “indirettamente” mediante la ricerca nel siero, nelle feci o nell’aria espirata di sostanze correlate alla presenza del batterio. Nel primo caso il campione di tessuto viene prelevato nel corso di un esame endoscopico, cioè di un metodo “invasivo”, nel secondo caso si tratta invece di metodi “non invasivi”. Metodi invasivi Durante l’esame endoscopico vengono prelevati diversi frammenti bioptici della mucosa gastrica a livello del corpo e dell’antro dello stomaco. In presenza di lesioni macroscopiche, il prelievo viene effettuato dalla lesione stessa. I campioni prelevati vengono inviati al laboratorio di Anatomia Patologica per l’esame istologico, dove, oltre alla ricerca dell’H. pylori mediante colorazione e tecniche di immunoistochimica, si procede all’esame morfologico dell’epitelio gastrico per la diagnosi di metaplasie, displasie e neoplasie maligne. |
|
| Helicobacter pylori e tumori gastrici |
Anche se la prevalenza del cancro dello stomaco è in declino, questa neoplasia rimane fra le tre più frequenti nel mondo e in Italia. Nel 1991 tre importanti studi di tipo siero-epidemiologico ed istologico hanno dimostrato che esiste una stretta relazione fra infezione da H. pylori e carcinoma dello stomaco (1-3). Nel 1993 l’Eurogast Study Group ha studiato la prevalenza della sieropositività in 17 popolazioni dell’Europa, Giappone e Stati Uniti, confermando che la prevalenza del carcinoma gastrico è direttamente correlata alla prevalenza dell’infezione (4) .Sulla base di questi risultati, nel 1994 l’OMS ha classificato l’H. pylori come carcinogeno di gruppo 1. Nei due studi più importanti (1,2),l’infezione appariva legata sia alla forma istologica di tipo diffuso che intestinale, mentre non esisteva associazione con il carcinoma della giunzione gastro-esofagea. Una meta-analisi dei dati e della letteratura, che tiene conto di possibili falsi negativi alla ricerca istologica dell’infezione nei pazienti con associata gastrite atrofica e metaplasia intestinale, ha indicato che l’infezione aumenta di oltre 9 volte il rischio di neoplasia (5). |
|
|
|
|