O. Brignoli Medico di Medicina Generale, Brescia Poco più di dieci anni orsono Lancet intitolava una delle sue recensioni “Dispepsia: un dilemma per i medici”. La difficoltà in quel momento era quella di scegliere fra un approfondimento diagnostico e un approccio esclusivamente sintomatico. I “bruciori di stomaco” colpivano e colpiscono anche ora una persona su tre. E allora (come anche adesso) non era pensabile proporre una gastroscopia al 30% della popolazione adulta. D’altra parte non si poteva prendere alla leggera il rischio di sottovalutare un’ulcera o un cancro gastrico, nonostante la bassa prevalenza di questo (1/300). La risposta di quei tempi era basata sul buon senso: indagare con un’endoscopia precoce i pazienti che per età (o condizioni associate o sintomi) erano a rischio per una patologia organica e trattare con sintomatici gli altri, riservandosi eventualmente un approfondimento diagnostico in caso di persistenza dei sintomi. Poi è comparso l’Helicobacter pylori (Hp) come causa patogenetica dell’ulcera peptica, la conseguente differenziazione tra dispepsie ulcerose e non ulcerose, la comparsa sul mercato degli inibitori della pompa protonica, lo sviluppo di una riflessione autonoma dalla medicina generale sul tema della dispepsia (che è più centrata sul rapporto medicopaziente rispetto a quella dello specialista, più centrata sulla malattia). |