C. Fontana1,2, M. Ciotti1,2, M. Favaro3, E.S. Pistoia1,2, A. Pietroiusti4, A. Galante4, C. Favalli1,2 1Cattedra di Microbiologia Clinica, Dip. Medicina Sperimentale e Scienze Biochimiche, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” 2Microbiologia Clinica, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Tor Vergata 3Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” 4Dipartimento di Medicina Interna, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Le prime indicazioni che suggerivano la presenza di microrganismi spiralati nella mucosa gastrica animale risalgono ad oltre 100 anni fa ad opera di Rappin nel 1881 e successivamente da Bizzozero nel 1883 (37). Tuttavia solo nel 1982 il Campylobacter pyloridis (più tardi classificato come Helicobacter pylori) fu coltivato a partire da un frammento di biopsia gastrica umana in pazienti con gastrite di tipo B (39). Da quel momento la letteratura a questo riguardo è stata particolarmente florida e a tutt’oggi si assiste alla descrizione di nuove specie di Helicobacter isolate nell’uomo e negli animali. Attualmente, al genere Helicobacter si riconoscono 22 specie. Per semplicità diagnostica si differenziano in Helicobacter- gastrici ed Helicobacter-enterici. Gli Helicobacter- enterici colonizzano il tratto gastrointestinale: piccolo intestino, colon, retto, e vie epatobiliari dei mammiferi e degli uccelli (37). I membri di questo gruppo sono responsabili di gastroenteriti nell’uomo e negli animali domestici che ne rappresentano il serbatoio. All’infezione primaria, di solito di modesto rilievo, può seguire la disseminazione per via ematica che si accompagna, sopratutto negli immunodepressi, a manifestazioni di tipo sistemico come artrite e meningite (5). |