A. Acquarolo*, A. Faletti*, D. Colombrita**, A. Tosca**, L. Bassani** Servizio di Anestesia e Rianimazione* Servizio di Microbiologia** Azienda Spedali Civili di Brescia Le infezioni severe e le sepsi, alle quali seguono insufficienze o disfunzioni multiorgano (MODS), sono attualmente fra le più importanti cause di morbilità e mortalità nei reparti di terapia intensiva. Tuttavia, recenti indagini sui meccanismi fisio-patogenetici delle sepsi hanno dimostrato che le sindromi da reazione infiammatoria sistemica (SIRS) e MODS possono essere scatenate anche da eventi non settici, come pancreatiti, traumi gravi ed ustioni estese. Da qui sorge la difficoltà di distinguere pazienti infetti da non infetti, al fine di ridurre gli inconvenienti conseguenti all’ abuso di antibiotici (costi, tossicità, resistenza), senza incorrere in mancate o tardive prescrizioni antibiotiche. Purtroppo difettano marker clinici o di laboratorio sensibili e specifici per il riconoscimento precoce delle forme infettive di SIRS, in quanto: – segni più comuni (variazioni della temperatura corporea, leucocitosi, leucopenia, tachicardia) sono aspecifici; – pazienti con infezioni in atto possono essere asintomatici; – l’evidenza batteriologica, da sempre “gold standard” per la diagnosi di infezione in corso, non fornisce sempre la chiave di lettura di quadri clinici complessi; – la risposta settica coinvolge il rilascio di numerosi mediatori chimici, liberati tuttavia anche in reazioni infiammatorie non infettive. L’esigenza di trovare marker validi ha portato al dosaggio di una nuova molecola, la procalcitonina (PCT), praticamente introvabile nei soggetti sani, accanto a quello della proteina C reattiva (PCR), vecchio indicatore d’infezione generica. |