M. Galvani, D. Ferrini
In questi ultimi anni, a fianco dei tradizionali marcatori di necrosi miocardica [(aspartato amminotransferasi (AST), lattato deidrogenasi (LDH), creatinchinasi (CK) e suo isoenzima MB (CK-MB)] sono stati introdotti nella pratica clinica “nuovi” marcatori (mioglobina, isoforme della CK-MB, troponina I e T) che, accanto a indiscutibili vantaggi in termini sensibilità e specificità, hanno tuttavia originato una serie di problemi di corretto utilizzo e di interpretazione dei risultati. La constatazione del fatto che questi “nuovi” marcatori possono individuare la presenza di danno miocardico in un terzo circa dei pazienti con sindromi coronariche acute in cui l’IMA è stato escluso mediante l’impiego dell’indagine enzimatica tradizionale ha aperto anche un problema di definizione o ri-definizione dei criteri attuali di diagnosi dell’IMA stesso. |