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Rivista Trimestrale -
Iscrizione Tribunale di
Brescia n° 47/2000
ISSN 1592-3479





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Il Dipartimento: un'isola non trovata? Riassunto

 Nella Parte I vengono descritti la definizione, i riferimenti normativi, gli obiettivi, l?architettura e le realizzazioni del Dipartimento Ospedaliero (D) nella realtà italiana. Il D consiste in una ?federazione di unità operative che mantengono la loro autonomia, indipendenza e responsabilità, così come quella di ciascuno dei membri che le costituiscono, ma che riconoscono la loro interdipendenza adottando un comune codice di comportamento clinico-assistenziale, didattico e di ricerca, dai profondi risvolti etici, medico- legali ed economici?. Secondo le norme recenti (dlgs 229/99 e CCNL 1998-2001) l?organizzazione dipartimentale è il modello ordinario di gestione operativa delle Aziende sanitarie e riguarda tutte le unità operative; nei dipartimenti strutturali al Direttore (CD) sono attribuite sia responsabilità professionali in materia clinico-organizzativa e della prevenzione sia responsabilità gestionali ed organizzative; alla programmazione, realizzazione, monitoraggio e verifica delle attività dipartimentali partecipano attivamente i dirigenti e gli operatori del D.

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Il Dipartimento: un'isola non trovata? Parte I. Il dipartimento ospedaliero

L?analisi storica della parola dipartimento fa risalire alla Rivoluzione Francese il suo primo utilizzo. Infatti, deriva dal francese departir (dividere in parti omogenee) e fu adottata dall? Assemblea Nazionale Francese nel 1790 per denominare i nuovi raggruppamenti organizzativi territoriali, pensati per sostituire le province dell?Ancient Régime. Il Dipartimento Ospedaliero (D) consiste, secondo una esaustiva definizione di Guzzanti, in una ?federazione di unità operative che mantengono la loro autonomia, indipendenza e responsabilità, così come quella di ciascuno dei membri che le costituiscono, ma che riconoscono la loro interdipendenza adottando un comune codice di comportamento clinico- assistenziale, didattico e di ricerca, dai profondi risvolti etici, medico-legali ed economici?.

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Il Dipartimento: un'isola non trovata? Parte II. Il dipartimento di Medicina di Laboratorio. Inchiesta Nazionale SIMeL

Nella letteratura sui Dipartimenti (D) in Italia, un punto di discussione, che emerge quale effetto dei processi della dipartimentalizzazione sulla struttura organizzativa aziendale, è quello della collocazione dipartimentale delle unità di servizio trasversali ai D clinici, quali i centri erogatori di prestazioni intermedie e quindi, tipicamente, i servizi di radiologia e di laboratorio (in senso lato) sul versante ambulatoriale e, dall?altro lato, le sale operatorie. Le soluzioni ipotizzate sono molteplici e coprono una gamma che va dall?appartenenza ai D erogatori di prestazioni finali (ed è la scelta comune per le sale operatorie) alla costituzione di veri D trasversali, la cui finalità è quella di realizzare economie di scala, al fine di ridurre i costi unitari di struttura, producendo alti volumi di attività per tutti i D erogatori finali.

La Carbohydrate-Deficient Transferrin (CDT), nuovo marker di abuso alcolico cronico e la sua determinazione mediante elettroforesi capillare zonale

Currently the determination of CDT is performed using commercial kit based on extraction of CDT isoforms onto anion exchange disposable cartridges followed by a immunoassay of the eluates. In addition instrumental methods are available including isoelectric focusing, anion exchange liquid chromatography, mass spectrometry and recently capillary electrophoresis. The aim of the present work was to present a brief review of the analytical methods for CDT determination and to carry out a comparison between the results obtained with a commercial immunoassay and those obtained with a capillary electrophoretic method previously validated by our group. Methods: Serum samples from 120 subjects with different alcohol consumption have been analyzed with the immunoassay %CDT-TIA (Axis Shield) in parallel with capillary electrophoresis.

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Determinazione quantitativa degli autoanticorpi anti-topoisomerasi e anti-proteina B centromerica (CENP B) mediante l'impiego del sistema analitico automatico ENEA System III
Determinazione quantitativa degli autoanticorpi anti-topoisomerasi e anti-proteina B centromerica (CENP B) mediante l?impiego del sistema analitico automatico ENEA System III R. Tozzolia, A.R. Perosaa, D. Villaltab, N. Bizzaroc, E. Tonuttid aDipartimento di Medicina di Laboratorio, Laboratorio Analisi Chimico-cliniche e Microbiologia, Ospedale Civile, Latisana (Udine) bDipartimento di Medicina di Laboratorio, Immunologia Clinica e Virologia, Az. Ospedaliera, Pordenone cLaboratorio di Patologia Clinica, Ospedale Civile, S. Donà di Piave (Venezia) dDipartimento di Medicina di Laboratorio, Istituto di Chimica Clinica, Azienda Ospedaliera, Udine

Standardizzazione delle procedure per l'esame del liquido seminale: linee guida metodologiche

Nell?era della Riproduzione Assistita e della sua tanto auspicata normazione restano ancora indefiniti i criteri di qualità relativi all?esecuzione dell?Esame del liquido seminale o - Spermiogramma -, la più rilevante indagine di laboratorio dello studio andrologico che consente di stabilire se il partner maschile di una coppia debba essere effettivamente considerato infertile e, quindi, se il livello di infertilità sia tale da richiedere una procedura di fecondazione assistita ed infine verso quale tecnica di procreazione assistita è opportuno procedere. Tale analisi cardine è, fatte salve poche situazioni di eccellenza, eseguita senza alcuna competenza specifica, o da laboratori di analisi, come se si trattasse di un?analisi non specialistica, o da medici più o meno esperti in medicina della riproduzione, anch?essi privi di un adeguato addestramento, come se si trattasse di un atto di semeiotica medica.

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?On practice, practise, and praxis? e ?Practice makes perfect? A proposito di due editoriali pubblicati su Lancet e su American Journal of Clinical Pathology?

L?editoriale di Lancet ricorda come il medico debba possedere numerose e complesse abilità- pratica, teorica e sociale- per praticare la professione (practice: esercitare e/o perseguire una occupazione, una professione o un?arte secondo l?Oxford English Dictionary). Tali abilità non sono innate ma si sviluppano grazie all?esercizio continuo (Practise: esercizio?con lo scopo di raggiungere una grande abilità secondo l?Oxford English Dictionary) compiuto negli anni della formazione universitaria e post-universitaria. Tale competenza è mantenuta in parte grazie alla attività quotidiana, la prassi (praxis: l?azione) della professione. L?editorialista si chiede provocatoriamente: la pratica professionale trae maggiore beneficio dall?esercizio o dalla prassi? Un musicista professionista si esercita circa 30 ore alla settimana e quindi all?età di 20 anni ha accumulato oltre 10000 ore di esercizio, mentre un appassionato di talento si esercita 3-4 ore alla settimana in modo che alla stessa età non sarà andato oltre le 1500 ore di esercizio. Anche gli atleti migliori che praticano il tennis, il nuoto o l?atletica si allenano con la stessa intensità e le prestazioni sono spesso correlate alla quantità di allenamento compiuto.

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