F.Viti, I.Merelli, A.Galizia, D.D'agostino, B.Canesi, L.Torterolo, A.Clematis, L.Milanesi
Negli ultimi anni la tecnica 'microarray' ha aumentato le sue potenzialità, arrivando a produrre quantità sempre meggiori di dati di genomica, trascrittomica e proteomica. Essi, tuttavia, diventano realmente interessanti e informativi solo se filtrati, analizzati statisticamente, correlati, tramite ricerca bibliografica, a lavori precedenti e scientificamente validati per produrre predizioni accurate e biologicamente consistenti. La tecnica dei Tissue MicroArray (TMA) rappresenta un buon metodo di validazione dell'effettiva presenti di geni e proteine in tessuti biologici. Infatti, la tecnica dei microarray utilizza decine di migliaia di sonde per paragonare anche l'intero genoma di due campioni, ai geni espressi. I TMA, al contrario, considerano decine/centinaia di tessuti come input, per analizzare un singolo gene, trascritto o proteina in modo parallelo. In tal modo i ricercatori possono testare l'effettiva compatibilità biologica dei risultati ottenuti con le precedenti tecniche di high-throughput evidenziando geni e proteine d'interesse direttamente sui tessuti. Questa tecnica, permettendo di eseguire analisi su molti tessuti in parallelo, consente una diminuzione di costi e tempi di esecuzione e un considerevole incremento delle evidenze sperimentali. Un'analisi approfondita delle strutture biologiche presenti in ogni campione del TMA può essere ottenuta utilizzando diverse tecniche di biologia molecolare: le analisi più comuni sono IHC (immunoistochimica), ISHRNA e ISH-DNA (ibridazione in situ di RNA e DNA) e FISH (ibridazione fluorescente in situ). Da ciascun blocco di TMA si possono ottenere molteplici fettine, su cui effettuare le differenti reazioni: potenzialmente ogni slide può quindi avere associata una o più immagini. |