| Le specifiche di qualità |
La gestione moderna della qualità comporta molto più del semplice controllo statistico di qualità effettuato ogni giorno. Deve comprendere gli elementi essenziali della buona pratica di laboratorio, della sicurezza, del miglioramento e della pianificazione della qualità. Questi elementi rappresentano gli elementi base della gestione della qualità totale nella medicina di laboratorio. Tutte le definizioni della qualità, e ve ne sono molte, possono essere interpretate nel nostro ambito come la creazione di quelle condizioni per le quali la qualità di tutti gli esami eseguiti nella medicina di laboratorio possa aiutare i clinici nella pratica della buona medicina. Di conseguenza, prima di poter controllare, praticare, assicurare o promuovere la qualità in laboratorio, dobbiamo conoscere esattamente quale livello di qualità è necessario ad assicurare un processo decisionale clinico soddisfacente. Pertanto, specificare la qualità richiesta è un prerequisito necessario all’istituzione della gestione della qualità |
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| Metodi quantitativi in biologia molecolare e loro applicazione nel monitoraggio della terapia antivirale nell'epatite C |
L’epatite C, che a livello mondiale ha una prevalenza intorno al 3%, interessando circa 200 milioni di persone, è una comune causa di cirrosi, verso cui evolve nel 10-20% dei casi, e di carcinoma epatocellulare, nonché la più comune causa di trapianto del fegato. Nei soli Stati Uniti 12.000 decessi all’anno sono ad essa imputabili, ma si ritiene che sia una stima per difetto1,2. Il virus responsabile, identificato alla fine degli anni ’80, è un virus con genoma a RNA a singolo filamento e a polarità positiva di circa 9400 basi, appartenente alla famiglia Flaviviridae, del quale si conoscono almeno 6 genotipi, che differiscono tra loro per il 31-34% della sequenza nucleotidica. La replicazione virale avviene con una elevata frequenza di errore; le conseguenti variazioni nella sequenza genomica sono la causa delle “quasispecie”3 e conferiscono al virus una particolare attitudine ad eludere le difese immunitarie dell’ospite. |
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| Ascorbic acid increases cell death in fibroblast and VERO cultures after oxidative and thermic stress |
The cell viability was analyzed by a cell proliferation assay (XTT), while cell death was studied by in situ DNA nick/end labeling (TUNEL), double vital Hoechst/Propidium iodide staining and nuclear morphology. Results: The incubation of the cells with hydrogen peroxide for different times showed that after 2 hours the majority of the cells were dead and ascorbic acid did not protect fibroblast and VERO cells from this oxidative stress. The decrease of cell viability is dependent on hydrogen peroxide concentration and is not affected by the presence of increasing concentrations of ascorbic acid. Necrotic cell death occurs after a loss of cell membrane integrity without nuclear shrinking and lack of labeling by TUNEL. Similar results were obtained after inducing a thermic stress. |
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| La doxiciclina induce, nella linea macrofagica J774, apoptosi in maniera NO-indipendente |
E’ generalmente accettato che la morte cellulare può essere la conseguenza di un processo degenerativo passivo oppure di un fenomeno attivo. Il primo tipo di morte cellulare è definita necrosi, la seconda modalità morte cellulare programmata o apoptosi1. La necrosi rappresenta la risposta passiva ad un danno di notevole entità ed è caratterizzata dalla perdita di integrità della membrana plasmatica con riversamento del contenuto citosolico e degli organuli nell’ambiente circostante e a causa di ciò viene ad essere attivata una risposta flogistica1. L’apoptosi, processo che si verifica normalmente sia durante l’embriogenesi sia durante tutto l’arco della vita, è un tipo di morte cellulare che prosegue per tappe ordinate ed è caratterizzata da tipici cambiamenti morfologici2. |
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| Nano/Micro Particelle per lo “‘Smart' Drug Delivery” - Comunicazione presentata al 17° Congresso Nazionale |
L’impiego di nano/micro particelle come mezzo per la veicolazione di farmaci tramite il sistema circolatorio offre vantaggi enormi se confrontato con le tradizionali modalità di somministrazione. Infatti, la ottimale ‘progettazione’ di una particella per lo smart drug delivery garantisce elevata selettività - raggiungere ed aderire esclusivamente alle cellule ‘malate’ -, elevata efficacia - impiegare il minimo numero possibile di particelle -, e bassa tossicità - somministrare il farmaco in dosi precisamente controllate. Questo obbiettivo può essere raggiunto solo integrando le conoscenze derivanti dalle scienze mediche, farmacologiche, nano- e biotecnologie, e dalle scienze ingegneristiche, organizzando gruppi di ricerca fortemente interdisciplinari e multidisciplinari. La collaborazione fra la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi ‘Magna Grecia’ di Catanzaro, l’ Heart and Lung Research Institute dell’Ohio State University ed il Centro di Eccellenza per la Meccanica Computazionale del Politecnico di Bari costituisce probabilmente il primo esempio italiano |
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| La siringa: dalla “medicazione ipodermica” al prelievo di sangue |
Numerosi sono i tipi di siringhe costruiti nella seconda metà dell’Ottocento quando queste cominciano rapidamente a diffondersi anche per il prelievo di campioni di sangue: da quelle di metallo con ago d’oro e punta di acciaio (Leiter, 1864), a quelle di Danet (1867), di Luër (1886), fino a quelle di Malassez (1881) con il corpo interamente in vetro, facilmente sterilizzabili con acqua bollente, e quindi adatte alla raccolta di campioni per emocolture. Numerosi sono gli inconvenienti correlati ad iniezioni praticate senza accorgimenti antisettici nonostante le precauzioni indicate da Lister fin dal 1867. La storia recente della siringa, ormai largamente diffusa per i prelievi ematici in tutti i laboratori, è legata alla nascita e all’evoluzione di una azienda, la Becton Dickinson (New York, 1897), che sarà una delle maggiori ditte produttrici, per varietà e per numero, di siringhe nel mondo. |
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Bertilla
Sappiamo bene che una pagina bianca è da evitare in ogni modo nella preparazione di un giornale, ma in questa circostanza desideriamo fare una eccezione e non tenere conto di questa considerazione per una serie di motivi. Vogliamo sottolineare quanto, oltre a noi, anche la rivista Le deve. E’ un omaggio dovuto. Desideriamo consentire ai moltissimi soci della Società Italiana di Medicina di Laboratorio di riempirla con dei ricordi che hanno di Bertilla, che li riporti ad epoche distanti o a poche settimane fa, quando hanno fatto ricorso alla sua capacità, alla sua esperienza, alla sua unicità. Uno degli estensori di questa nota ritorna alla prima ed all’ultima volta che l’ha sentita. La prima risale all’inverno 1984-85 quando, borsista presso l’Istituto di Chimica e Microscopia Clinica dell’Università di Verona, doveva inviare un abstract (Dosaggio della teofillina nel siero, confronto tra tre metodi: HPLC, Emit, TdX) alla Segreteria del XXXV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Patologi Clinici che si sarebbe svolto a Padova nell’aprile 1985. |
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